martedì 1 aprile 2014

FAMIGLIA, SCUOLA E LAVORO PER UN FUTURO MIGLIORE

A Bari, la IV Conferenza Nazionale sull’Infanzia e l’Adolescenza

Quando si parla di infanzia e adolescenza e delle problematiche ad esse legate, spesso purtroppo domina la tendenza a generalizzare su una serie di argomentazioni che, nella maggior parte dei casi, si conoscono solo marginalmente, o che comunque richiederebbero un approfondimento utile a capire veramente di cosa stiamo parlando; anche perché molte volte ignoriamo le concatenate ramificazioni che tali argomenti dispiegano sul terreno circostante. Ad esempio, quando parliamo di adolescenza e (dis)educazione, dimentichiamo che la scuola e la famiglia non vanno considerati solo singolarmente, in relazione al problema, ma anche come due settori che tra loro interagiscono (o dovrebbero interagire) e si influenzano vicendevolmente, sia in positivo che in negativo. E lo stesso discorso può essere ampliato in rapporto alla società e al mondo lavorativo. Questo equivale a dire che per quanto la famiglia sia l’alveo performativo delle nostre abilità nella prima infanzia, non è certo l’unico ambiente a cui dobbiamo fare riferimento: innegabile infatti l’importanza anche delle scuole e delle aziende. La chiave è non ragionare per scomparti, ma integrare tutti questi settori ed far sì che operino sinergicamente per ottenere i migliori risultati. In tal modo, “ad un costo più basso per la società, il rafforzamento delle capacità genitoriali produrrà studenti meglio istruiti, lavoratori meglio formati e migliori cittadini” (James Heckman, Premio Nobel per l’Economia nel 2000).
Sarà proprio questo il tema della Quarta Conferenza Nazionale sull’Infanzia e l’Adolescenza, voluta e organizzata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, “Investire sull’infanzia”, che si terrà a Bari il prossimo 27 e 28 marzo. L’evento, che si svolgerà al massimo livello istituzionale, rappresenta l'occasione per far incontrare le amministrazioni centrali e territoriali, le associazioni, il privato sociale, le imprese e tutti gli attori che si occupano di infanzia e adolescenza, mettendo a disposizione uno spazio di confronto e di riflessione. I due giorni di lavoro, articolati attorno a sessioni plenarie e tematiche che avranno il contributo dei più noti studiosi italiani, permetteranno lo svolgersi di un'ampia consultazione tra le forze coinvolte in vista della formulazione del Piano Nazionale per l'infanzia e l'adolescenza.
Il programma prevede 4 sessioni di lavoro parallele più un evento collaterale, concentrate su infanzia, famiglia, educazione e servizi socio educativi, per delineare un quadro generale sui futuri investimenti e opportunità di finanziamento tra Italia e UE.

(Per info ed iscrizioni, visitare il sito www.conferenzainfanzia.info)

GLI STRASCICHI DELLA CRISI NEL 2014

Cresce la disoccupazione e calano domanda interna e potere d’acquisto

L’attuale crisi delle imprese, che ci trasciniamo già da più di un anno, non è un dato a sé stante, la sua crescita (o decrescita- anche se rara-) non è indipendente da tutto il resto, anzi. Come è ovvio che sia, crisi e disoccupazione sono direttamente proporzionali per cui, se nel 2013 abbiamo visto chiudere i battenti per 111 mila aziende a livello nazionale, è inevitabile che nello stesso anno la disoccupazione abbia toccato dei livelli record. Fallimenti, procedure fallimentari e liquidazioni volontarie hanno infatti subito un triste incremento del 7,3% rispetto al 2012, di pari passo con la disoccupazione, in particolar modo quella giovanile, che ha registrato dati allarmanti e disarmanti (si ricorda che già in Puglia, solo tra gennaio e maggio 2013, erano fallite circa 224 aziende).  E i dati odierni mostrano una situazione ancor più grave se si considera anche un altro aspetto: quello dell’andamento dei consumi. Per capire la portata del fenomeno basti pensare che, secondo quanto rilevato dall’O.N.F. - Osservatorio Nazionale Federconsumatori, la contrazione dei consumi è stata del -4,7% nel 2012, del -3,4% nel 2013, mentre nel 2014 si prevede da parte dello stesso Osservatorio un’ulteriore frenata del -1,1%. Nell’ultimo triennio, così, la contrazione dei consumi delle famiglie toccherà un livello infelice che si aggira intorno al -9,2% (pari ad una caduta della spesa di queste ultime di circa 65,7 miliardi di euro).
E gli effetti della crisi della domanda interna si fanno sentire sempre più drammatici sull'intero andamento economico: tutti gli indicatori mostrano la necessità di un serio ed urgente piano di rilancio della nostra economia, basato su un’azione programmatica  strategica che punti sulla ripresa delle domanda interna e sul rilancio degli investimenti soprattutto nello sviluppo tecnologico e nella ricerca. Il 2014 rischia di registrare infatti nuovi record negativi, specie per le famiglie, il cui potere d’acquisto, con l'introduzione della nuova TASI, subirà un nuovo duro colpo.

Questi i dati Cerved consultati dall'ANSA, emersi dal confronto tra 2012 e 2013:
+103% di concordati preventivi;
+12% di fallimenti;
+53,8% di procedure concorsuali non fallimentari
+5,6% di liquidazioni volontarie

mercoledì 12 marzo 2014

Versace Déjà vu' - 8 Marzo 2014

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Il mito di Gianni Versace, torna a vivere a Bari, con un evento speciale che riporta in passerella le sue creazioni iper femminili che sottolineano la carnalità delle donne.
Sabato 8 marzo sono state presentate in un percorso espositivo d'effetto, al Palace Hotel, alcuni dei pezzi più prestigiosi della collezione privata del napoletano Antonio Caravano, considerato il più famoso collezionista del sarto dell'eccellenza, che ha raccolto in ogni parte del mondo 900 accessori e 36 abiti, tra cui le famose camicie foulard in seta che hanno vestito le icone fashion di tutto il mondo.
Un'anteprima della collezione è esposta nei punti vendita del centro Murattiano: Asselta e Angarano Gioielli , sponsors dell'evento.
L'evento "Versace Déjàvu" nasce da un'idea di Daniela Mazzacane, giornalista di Tg Norba 24 e responsabile della rubrica di costume "Tg Prima", patrocinata dalla Commissione Cultura del Comune di Bari e con l'aiuto organizzativo di Rosa Ladisa disegner di gioielli.

lunedì 24 febbraio 2014

UN LIBRO AL GIORNO…FOTOGRAFIA DI UN’ITALIA CHE NON LEGGE

Ah, quante volte ci hanno detto o abbiamo detto che “leggere è importante”…
E quante abbiamo preso un libro tra le mani; voltato e girato un paio di volte; aperto a casaccio nella speranza di leggere una frase interessante e poi ripoggiato lì, sullo scaffale della libreria dove l’avevamo trovato, ripromettendoci di leggere di più.
A proposito, da quanto tempo non entrate in una libreria? Uscendone con un libro in mano che poi avete letto, s’intende. Proviamo a fare due conti.
Secondo un’indagine condotta dall’Istat nel 2013, solo il 43% della popolazione italiana ha letto (almeno) un libro nell’arco di 12 mesi: se vi sembra sufficiente, pensate che questo dato, tradotto, significa che sei italiani su dieci non hanno letto neanche un libro in un anno. I numeri, non certo incoraggianti, si fanno ancor più significativi se consideriamo anche il fatto che la fascia d’età in cui si legge di più è quella fra gli 11 e i 14 anni (il 57,2%). La propensione alla lettura però non dipende soltanto dalla scuola, come molti erroneamente possono pensare. Ad influire è anche l’ambiente familiare, ad esempio: a leggere di più sono i ragazzi che hanno entrambi i genitori lettori (75%), contro quelli i cui genitori non leggono (35,4%).
Secondo gli editori però, tra le cause maggiori che ostacolano la lettura non ci sono solo inadeguate politiche pubbliche di incentivazione all’acquisto di libri, ma anche scarsa promozione della lettura da parte dei media. Ecco perché noi siamo qui a stuzzicare  la vostra curiosità con l’articolo che segue.


GLI OBBIETTIVI IRRAGGIUNGIBILI STIMOLANO DI PIÙ
Consigli utili su come portare a termine una lettura

La scusa più usata è anche la più plausibile: non ho tempo. Ma non è vero. Ce ne sono, di tempi morti, nelle nostre giornate. In primis quando andiamo al bagno, ammettiamolo. E poi c’è la pausa pranzo, la pausa caffè, il tempo degli spostamenti sui mezzi pubblici. Insomma, la verità è che siamo pigri. Diciamolo ad alta voce, forza: SIAMO PIGRI! Ecco perché poi sfiguriamo come paese il paese europeo in cui c’è il più basso consumo di libri*.
Eppure leggere è bellissimo e fa bene alla mente: la tiene in allenamento costante ed evita che il cervello si atrofizzi davanti allo schermino dei nostri smartphone; leggere stimola le idee e l’immaginazione. E leggere tanto aiuta ancora di più: magari un libro al giorno è troppo, ma basta avere grandi aspettative per ottenere buoni risultati. A pensarla così è Julien Smith, amministratore delegato di un’azienda che affitta spazi on-demand. In un suo articolo Smith sostiene che il modo migliore per leggere tanto sia quello di prefiggersi obbiettivi irraggiungibili, come un libro a settimana. Interessante, a tal proposito, la tesi secondo cui il corpo reagisce con forza ed energia alle grandi ferite per guarirle, nella stessa misura in cui si cura meno di quelle più piccole che quindi ci mettono di più a rimarginarsi.
Altro consiglio: leggere la mattina presto per non rimandare, o comunque fare in modo che la lettura entri a far parte della nostra routine, che diventi un’abitudine insomma. Perché, lo sappiamo, le abitudini sono due a morire.
E un’ultima cosa: non scegliete per forza dei “mattoni”. Con tutto il rispetto per Tolstoj ma se non leggi da anni, “Guerra e pace” non è certo il miglior modo per cominciare questa sfida. E vincerla. Siate leggeri: lo scopo è migliorarsi la vita, non sentirsi degli inetti (fonte Internazionale).


*Questo dato è infondato, ma punta all’orgoglio di ognuno.

ALL’ALBA DELL’UMANITÀ, UN TABLET COME TAVOLOZZA

“All’alba dell’umanità, ancor prima di inventare la scrittura, l’uomo sentì la necessità di comunicare, di lasciare una traccia di sé nel mondo, e lo fece tramite la pittura. Quell’uomo si rapportava ogni giorno con il sole, con la terra, con l’acqua, con il cielo, integrandosi armonicamente con la natura […] consapevole dei propri limiti. L’uomo contemporaneo ha rinnegato quei limiti e calpestato quel rispetto […]”.
Così si apre il Manifesto dell’Arte Neorupestre: un’ode alla vita, un vero e proprio inno al rispetto della natura e quindi di se stessi, un invito a ripartire dagli albori per ricostruire un “nuovo mondo”. A sigillo del Manifesto, la firma di Andrea Benetti: classe 1964, bolognese di fama internazionale, ha alle spalle una carriera ricca di collaborazioni con importanti nomi del panorama artistico contemporaneo e attualmente alcune sue opere rientrano nella collezione del Quirinale, delle Nazioni Unite, del Vaticano e del Ministero di Giustizia argentino a Buenos Aires. Benetti ha presentato il Manifesto dell’Arte Neorupestre alla 53° Biennale di Venezia e a breve approderà anche a Bari, con la mostra “Colori e suoni delle origini”. Curata dallo spirito sensibile di Stefania Cassano, la mostra si presenta come una sperimentazione sensoriale, una commistione di pittura e musica in cui il pennello dell’artista bolognese si affianca alla tromba e alla voce di Frank Nemola, in una spettacolare performance musicale che chiama il visitatore ad attraversare il simbolico ponte che ri-collega la contemporaneità alle origini dell’uomo.
Alla base del progetto, l’analogia tra il primordiale e l’odierno modo di comunicare: entrambi estremizzazione delle semplificazioni- il primo per necessità, il secondo per virtù-, si affidano esclusivamente alla vista e all’udito. Solo due sensi dunque, perché proprio nella semplicità percettiva si racchiude l’essenza della comunicazione, non solo tra gli uomini, ma anche e soprattutto con la natura che ci circonda.


Il tablet può diventare la nostra tavolozza, la tela ce l’abbiamo sotto gli occhi.

TRA MODA E CULTURA, SI FA STRADA LA MOBILITÀ A DUE RUOTE

Negli ultimi anni Bari ha assistito ad un piccolo, graduale ed importante cambiamento che ha interessato da vicino le strade della città: la tendenza ad andare in giro in bicicletta. Sacrosanta abitudine, per carità! E poco importa che la cosa sia frutto di una semplice moda, se è comunque in grado di sollecitare una buona pratica che migliora la qualità della vita.
Fino a qualche tempo fa gli amanti della bicicletta erano prevalentemente sfegatati ambientalisti, appassionati di sport o semplicemente studenti fuorisede e/o squattrinati che dovevano far fronte alla magrezza del portafogli. Oggi invece la ramificata diffusione delle due ruote passa anche attraverso una scelta che poco ha a che fare con tutto questo. Da New York ad Amsterdam, passano per Berlino e Copenhagen, la moda della bici pret-à-porter si è fatta strada in sella a telai coloratissimi o dal gusto retrò, con manubri vintage o senza freni, apportando un fondamentale cambiamento nella nostra quotidianità. Allora sfruttiamo ciò che la moda ci lancia appresso, per evolvere l'assetto urbanistico della città, anche perché, se non si può ancora parlare di grandi folle che pedalano, senz'altro il popolo della bici è in costante crescita. A dimostrarlo, l'istituzione di un corso di perfezionamento e aggiornamento professionale per la nuova figura del “Promotore della mobilità ciclistica”, che si terrà a Verona, a partire dal 7 marzo. Naturalmente è solo un esempio, ma un esempio volto ad attuare politiche urbane e sviluppare piani di ciclabilità, e parallelamente dare vita ad una nuova figura professionale adeguata.

Guardando in prospettiva futura e neanche troppo lontano nel tempo, sarebbe bello delineare una serie di progettualità utili a diffondere maggiormente l'uso della bici specie in una piccola città come la nostra. Basterebbe pensare alle criticità che ostacolano questo processo eco-evolutivo, per capire da dove partire. In prima linea troveremmo ciclo parcheggi e bici stazioni: aiuterebbero sicuramente a contrastare la fervida attività dei “ladri di biciclette”. Interessanti anche i pacchetti cicloturistici: un’intelligente chiave di lettura per lavorare sinergicamente su più fronti e favorire al contempo la promozione del territorio, cooperando nella creazione di nuove potenziali economie, basate sullo sviluppo della bici e dei servizi ad essa collegati. Un'altra bella proposta sarebbe l'indennità per chi va in bicicletta: 25 centesimi di euro a km a chi sceglie la bici per andare da casa a lavoro, è la proposta fatta in Francia al presidente Hollande, attraverso la semplice petizione lanciata online. Secondo uno studio condotto nel 2013, tale misura potrebbe apportare un incentivo nell'uso delle due ruote pari al 50% in più rispetto a quello attuale.